Numero 1483 (parte 1)

“Our only hope is we never lose sight of one thing: that it was all started by a mouse”.
Walt Disney, 27 ottobre 1954

Come non partire dal topo più famoso del mondo, si diceva? Il personaggio Mickey Mouse nasce nel 1928 dalle mani incantatrici di Walt Disney e diviene il cartoon simbolo della cultura popolare americana e mondiale, tanto che Disney riceve un Oscar speciale per la sua creazione. Era il 1932. Sull’onda lunga dell’ambita statuetta, Mickey Mouse si traduce nella testata a fumetti che in Italia, con il nome di Topolino, viene pubblicata a partire dallo stesso anno. Tralasciamo tutte le vicissitudini editoriali e arriviamo al formato classico nato negli anni ‘40, che si compra in edicola, e concentriamoci sul n. 1483, uscito il 19 giugno 1983. Con ben 5 anni di anticipo sul debutto del World Wide Web, alle Latitudini Sperimentali, Internet approda a Paperinopoli con la futuristica storia Zio Paperone e la rivoluzione elettronica, script di Giorgio Pezzin e inchiostro di Massimo De Vita.
Gli autori consegnano ai lettori, in due parti, una autentica Profezia. E questo non tanto nel presupposto (parte I) della graphic novel, quanto nel suo divenire (parte II).
Spieghiamoci meglio. Complice la diffusione del mitico Commodore 64 (o similari), anche i non addetti ai lavori avevano visto i primi nati della tecnologia e parlare di computer, nei primi anni Ottanta – intendiamoci bene – non era da Sibilla Cumana. Oltretutto il fumetto Topolino, grazie a personaggi come Eta Beta e Archimede, ben si prestava ad intercettare e proporre antichi prodigi e nuovi trend della scienza e della tecnica, trasformandoli in storielle nazionalpopolari. Un merito didattico indiscutibile, tra l’altro. Sarà un caso ma Giorgio Pezzin, oltre ad essere sceneggiatore e fumettista, aveva in tasca (e ha tuttora) una laurea da ingegnere, il che non è guastato alle fila della Disney Italia, con la quale ha lavorato dal 1974 al 2004 (nel 1994 riceve il Topolino d’Oro come migliore sceneggiatore della Major americana). In coppia con il disegnatore Massimo De Vita, quindi, realizza numerosi script, tra i quali quello del numero 1483, il già citato Zio Paperone e la rivoluzione elettronica.   
“Angustiato dalla burocrazia e dalle scartoffie che rallentano i suoi affari – si legge nel riassunto della prima puntata – Zio Paperone ricorre massicciamente ai moderni computer elettronici, eliminando vecchi archivi e antiche abitudini di lavoro. Così, una ventata di nuova efficienza elettronica invade l’intera Paperopoli…”. Il compito di archiviare viene affidato, dunque, all’elaboratore Computex 5001 e Zio Paperone diventa un vero propagandista della rivoluzione digitale confidando a Paperino e ai nipotini “E’ la rivoluzione elettronica che mi consente di essere il finanziere più moderno del mondo!”. Non solo. Zio Paperone inaugura una nuova sede dei suoi uffici generali e fornisce ad ogni impiegato un personal computer collegato via cavo “al cervellone” in modo da essere comandato a distanza. Nello stesso tempo “altri cavi raggiungono uffici, fabbriche o filiali di vendita” e Paperone si vanta di potere dialogare via video con ognuno degli impiegati in ogni parte del mondo senza muoversi dal proprio ufficio. A Paperinopoli si inaugura il corso di una nuova civiltà: quella elettronica. Un’era che promette benessere senza fatica. A Paperinopoli nasce il telelavoro. Si inizia a lavorare a domicilio, si fa la spesa via cavo, ci si parla da computer a computer.
Ma gli artisti Giorgio Pezzin e Massimo De Vita – come spesso accade nell’Arte – se nella prima parte della storia si fanno portavoci del nuovo che incalza, nella seconda delineano uno scenario premonitore di effetti collaterali legati alla rivoluzione tecnologica. La narrazione procede evidenziando le criticità che la moderna Paperopoli avrebbe di lì a poco dimostrato. Gli abitanti della città immaginifica iniziano ad ingrassare, perché tutto viene gestito da casa. Iniziano a perdere ogni capacità decisionale, perché affidata ai calcoli degli elaboratori. Le attività falliscono, le drogherie chiudono, perché si compra tutto col computer. E, soprattutto, i dati privati di tutti gli abitanti e le aziende di Paperopoli vengono trafugati al cervellone elettronico dalla Banda Bassotti, che minaccia Zio Paperone di metterli in rete. Pena uno stratosferico riscatto di “due mostrilioni di dollari”. Zio Paperone è rovinato, la Banda Bassotti ha in mano tutti i suoi segreti industriali e il destino di Paperopoli.
Insomma, gli autori dello script – nel lontano 1983 – hanno previsto tutto: chat, e-commerce, hackeraggio, violazione della privacy.
Ma come ne sono usciti? Quale soluzione hanno trovato le penne di Pezzin e De Vita per il dubbio amletico nel quale hanno infilato Zio Paperone? Andare sul lastrico per pagare il riscatto ai ladri o per riscattare Paperopoli dal danno subito con la violazione della privacy e la diffusione di tutti i dati sensibili della cittadina?

Stay tuned.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...